Ai genitori di Luca

Questa lettera è liberamente ispirata a una storia vera. Una storia che riflette le problematiche del nostro tempo e che accenna in modo semplice a tante questioni ancora irrisolte. Problemi quali il pregiudizio radicato nei confronti di chi è, secondo un concetto distorto della realtà, diverso. Problemi quali l’accettazione, la condivisione, di patologie acquisite, congenite, progressive. In questa lettera soluzioni non ce ne sono, si viene invitati a riflettere. Cari mamma e papà, mi viene da chiamarvi così, perché adesso mi siete rimasti solo voi. Insieme a Luca, siete rimasti gli ultimi miei affetti dopo che i miei parenti (è difficile chiamarli familiari) mi hanno allontanata, emarginata dalla loro vita condannandomi per le mie scelte di vita. Eppure, ripensandoci, mi chiedo: cosa ho fatto di male? Non ho ucciso, non ho rubato, non ho mai fatto male a nessuno. Ho sempre cercato di comportarmi bene nell’ambiente di lavoro, con gli amici, con gli altri. Dopo mesi nei quali si sono chiusi nel loro ottuso silenzio mi viene da pensare che forse l’unica mia colpa sia di aver scelto come compagno di vita vostro figlio, che tanti anni fa, dopo un incidente stradale è divenuto paraplegico. E’ possibile che sia questa la motivazione del mio essere stata bandita dal mio stesso sangue? Non mi dispero, non li condanno, non li giudico; resto indifferente e vi chiedo: cosa avreste fatto nel...

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